Che fine faranno gli youtuber? Viaggio ai costi del web

Oggi andiamo di attualità. Questo scottante argomento sta sconvolgendo il web, e purtroppo sono pochissime le persone a sapere che questi comportamenti sono del tutto normali.

La parola d’ordine è non dare il guadagno per scontato.

Prima di arrivare al dunque, cioé a YouTube, mi va di fare una premessa su come funziona la pubblicazione nel web in generale, al di fuori di YouTube, giusto perché mi pare che tutti abbiano l’idea che per fare soldi basta creare un canale, pubblicare un video al giorno, e successivamente veder entrare fior fiori di denari. Ipotizziamo di voler aprire un blog di informazione libera, un po’ come questo che stiamo leggendo adesso.

Dopo aver aperto il blog noi non abbiamo nessun tipo di introito. Per averlo dobbiamo superare le 12 9 fatiche di Ercole

  • Curare la grafica del blog per renderla piacevole e leggera
  • Leggere almeno un libro nuovo al mese per assorbire modalità di scritture efficienti e scorrevoli
  • Stilare un calendario editoriale che sia leggero e attrattivo per l’utenza
  • Scrivere con regolarità e pulizia, in modo da poter entrare nelle ricerche di Google
  • Scrivere per circa 12 mesi gratuitamente, per poter acquisire lettori
  • Seguire altri blog indipendenti, senza pretese né maleducazione, sperando di venire apprezzati e essere linkati nelle pagine degli altri
  • Non copiare gli altri, non creare faide. Chi vi legge deve farlo con piacere, non per sapere se avete copiato
  • Non urlare alla crisi e non lamentarsi, ma seguire solo una passione. Chi vi assume per un lavoro generalmente cerca di pagarvi il meno possibile, immaginate cosa pensano le persone per cui scrivete senza che nessuno vi abbia mai chiesto niente
  • Tenete duro fino a raggiungere almeno 10000 visite uniche mensili

Adesso viene il dunque. Fino a questo punto tutto il lavoro non è retribuito da nessuno, ma voi avrete avuto le spese dell’host da affrontare. Dalle 10 mila visite uniche mensili potete cominciare a cercare circuiti pubblicitari, come AdSense di Google.

Come si richiede l’accesso ad un circuito di monetizzazione? – Ci si iscrive al programma, si fa una richiesta inserendo i dati del sito, e il più delle volte l’agenzia di advertising vi chiede di inserire uno script nella vostra pagina web per valutare se le informazioni che avete comunicato sono vere, e per controllare se il traffico che ricevete è genuino. Se è tutto ok, vi verranno dati gli script da inserire nel vostro blog (quelli che i signori di AdBlock cercano di contrastare) per cominciare a guadagnare. All’inizio si tratterà di centesimi al mese.

Ma non è finita qui. Se l’agenzia di advertising si accorge che cominciate ad inserire contenuti non consoni alle sue richieste, ha tutto il diritto di escludervi dal programma, e non parliamo solo di Adsense, ma di tutte le agenzie esistenti.

Perché si comportano così? – Immaginiamo di essere le aziende che pagano per uscire nelle pubblicità nel web. Se trovassimo uno dei nostri banner (strapagati) su siti che parlano di politica nel modo in cui non siamo d’accordo, sicuramente saremmo stizziti perché noi staremmo contribuendo economicamente alla diffusione di quelle idee che per noi sono sbagliate. È così che contatteremmo l’agenzia di advertising che paghiamo per comunicare il nostro disagio, e se questa non prendesse provvedimenti noi non firmeremmo nessun contratto di rinnovo. La motivazione è che un utente che finisce su un sito con l'”inganno” è meno portato a far caso alle pubblicità in esso contenuto, e quindi la pubblicità non avrà avuto l’effetto desiderato. Se dopo aver speso 5 mila euro di pubblicità online non me ne ritorna nemmeno 1 (di euro, non di migliaia di euro) allora non investirò più per la mia azienda nel web. È logico, e le aziende di advertising devono proteggere gli interessi degli investitori.

Il discorso si allarga ai siti che pubblicano notizie false e a tutti i siti che contengono contenuti non accettati dall’agenzia di advertising. Parlando di AdSense sempre associato ai siti internet, e non ancora a YouTube, anche Google ha il suo elenco di contenuti vietati.

Cosa centra questo con YouTube?

YouTube è diventato la piazza del guadagno facile con poche spese di gestione, se registriamo video con lo smartphone e lo elaboriamo con un editor video gratuito, con pochi sbatti per la ricerca della campagna pubblicitaria, perché se la gestisce tutta YouTube. L’unica cosa di cui ci dobbiamo interessare è di fare numeri. Non è importante fare 3 video al giorno oppure 1 video al mese, l’importante è avere tanti iscritti e tantissime visualizzazioni.

Ma c’è un cosa che (adesso) accomuna YouTube con i blog: i contenuti vietati.

Se all’interno del nostro video ci sono riferimenti vietati da YouTube, allora semplicemente non saremmo monetizzati, perché per YouTube la soddisfazione per chi investe nelle pubblicità è più importante di chi vuole guadagnare mostrando cosa c’è nel proprio zaino o nella propria borsa. Mi sembra logico pensare che noi siamo solo i fruitori dei contenuti, i veri clienti di YouTube sono gli investitori pubblicitari.

Oramai sul web se ne leggono di ogni, sulla decisione di YouTube di lasciare tante persone senza soldi, alle coalizioni politiche e culturali. YouTube non ci obbliga a creare contenuti, li facciamo di nostra spontanea volontà, per cui nessuno di noi può pretendere che qualcuno ci paghi per contenuti che nessuno ci ha richiesto.

Semplicemente, come per i blogger, se i circuiti accettano i nostri contenuti allora ci permettono di monetizzare, altrimenti no. Esattamente come in un film: se il film piace allora sarà record al botteghino, se non piace e ne parlano male allora questo non venderà. Non dare il guadagno per scontato, perché non è detto che perché ci siamo impegnati per un lavoro, vuol dire che tutti debbano per forza apprezzarlo e quindi debbano monetizzarcelo.

Fonte immagine: tubefilter.com